I killer della CREATIVITA'

Daniel Goleman

Nella vita, le pressioni psicologiche che inibiscono la creatività dei bambini non tardano a manifestarsi. La maggior parte dei bambini in età prescolare, e anche quelli di prima elementare, amano andare a scuola, sono entusiasti all’idea di esplorare e imparare. Ma quando arrivano in terza o in quarta, a molti di loro andare a scuola non piace più, e non traggono più alcun senso di piacere della propria creatività.

La dottoressa Amabile, con le sue ricerche, ha identificato principali killer della creatività:

Sorveglianza. Significa incombere sui bambini, facendo sentir loro che sono costantemente osservati mentre lavorano. Quando un bambino è sotto costante osservazione, l’impulso creativo – la capacità di arrischiare qualcosa di nuovo- va a nascondersi sottoterra.

Valutazione. Significa infondere un’eccessiva preoccupazione del giudizio altrui. I bambini dovrebbero preoccuparsi principalmente di essere soddisfatti del risultato raggiunto, e non concentrarsi sul modo in cui sono valutati dagli altri, o da quello che penseranno di loro i compagni.

Ricompense. Questo errore consiste nell’eccessivo uso di premi, come stelle d’oro, denaro o giocatoli. Se si fa un uso eccessivo delle ricompense, esse deprivano il bambino del piacere intrinseco nell’attività creativa.

Competizione. Significa mettere i bambini in una situazione senza via d’uscita, nella quale o si vince o si perde, e dove solo una persona può arrivare al vertice. Invece il bambino dovrebbe essere lasciato progredire seguendo il proprio ritmo.

Eccessivo controllo. Consiste nel dire ai bambini esattamente come devono fare i compiti. Come devono aiutare in casa e perfino come devono giocare. Genitori e insegnanti spesso confondono il compito di istruire con questa specie di microgestione. Questo atteggiamento induce i bambini a credere che ogni originalità sia un errore e ogni esplorazione una perdita di tempo.

Limitare le scelte. Significa dire ai bambini quali attività dovrebbero intraprendere , invece di lasciare che essi vadano da soli dove li portano la curiosità e la passione. Sarebbe molto meglio lasciare che il bambino scelga quel che gli interessa, e poi sostenerlo mentre segue la sua inclinazione.

Pressione. Consiste nel creare aspettative grandiose intorno alla prestazione di un bambino. Ad esempio, quelle forme di istruzione forzata – che costringono piccini a malapena in grado di reggersi in piedi a imparare l’alfabeto o la matematica molto prima che la cosa realmente li interessi- possono facilmente fallire, finendo per istillare nel piccolo un vera avversione per la materia così imposta.

 

Uno dei più spietati killer della creatività, però, è ancora più sottile, così profondamente radicato nella nostra cultura che a malapena lo si nota: ha a che fare con il tempo.

Se la motivazione intrinseca è un fattore chiave della creatività di un bambino, l’elemento cruciale per coltivarla è il tempo: un tempo illimitato, affinché il piccolo assapori ed esplori una determinata attività o un materiale particolare facendoli propri. Forse uno dei peggiori crimini che gli adulti commettono contro la creatività dei bambini consiste nel deprivarli di questo tempo.

Rispetto agli adulti, i bambini entrano più spontaneamente in quello stato creativo per eccellenza chiamato flusso, nel quale il totale assorbimento può generare il massimo del piacere e della creatività. Nel flusso, il tempo non conta; c’è solo un presente atemporale. E’ uno stato più confortevole per i bambini che per gli adulti, dal momento che questi ultimi sono più consapevoli dello scorrere del tempo.

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Fonte:

Libro
“Lo spirito creativo” Daniel Goleman

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