EDUCARE alla libertà

Carlgren Frans - Klingborg Arne

“Pochi oggetti, molta fantasia

La fantasia creativa è una delle doti più importanti nell’adulto. Non a caso i grandi industriali americani si servono di test elaborati da psicologi per selezionare proprio in base a questa qualità il personale da assumere. La fantasia non serve solo per progredire in campo tecnico ma giova anche nella vita quotidiana. La vita di una persona priva di fantasia si snoda lungo binari stabiliti da altri; da sola essa non sa trovare la sua strada, è senza idee, senza iniziativa, non è libera.

Ma che cos’è in realtà la “fantasia creativa”?

Le formule sono di poco aiuto per definire una facoltà che sembra emergere dagli strati più profondi dell’uomo e al tempo stesso parla di qualcosa di elevato e lontano. La fantasia dà la forza di uscire da tutto ciò che è e di mettersi in rapporto con quello che è in procinto di divenire; indica il futuro, si adatta alla realtà esistente ma fa dei tentativi per modificare ciò che è stato. Le basi per questa qualità vengono gettate – a minate- già nella prima infanzia. I bambini, come gli artisti, sono pieni di fantasia. Chi è attivo in campo artistico ha mantenuto intatta buona parte della produttività spontanea di cui sono dotati i bambini sani. Crescendo, a causa della banalità dell’esistenza e della continua attenzione rivolta all’interesse e alla necessità, questa dote preziosa si affievolisce con danno della gioia di lavorare e dell’energia vitale. I genitori che vogliono coltivare nei loro figli qualità come fantasia e la creatività hanno molti mezzi a disposizione. Ci sono anche molti modi per soffocarle sul nascere, quasi senza rendersene conto.

Quello che possono fare i genitori

Un lattante non ha bisogno di essere “creativo”. I bambini molto piccoli non hanno la padronanza dei loro mezzi espressivi, ma già verso i due o tre anni questi iniziano a manifestarsi.

Se si danno a un bambino di quest’età e matite, un foglio di carta sul tavolo o un pezzo di carta da pacchi steso per terra o appeso alla porta o al muro, lui si mette subito all’opera, esternando la sua volontà, il suo bisogno insopprimibile di rendere visibile in un’immagine il movimento. Il motivo originario non manca mai: è la spirale, che rappresenta anche l’inizio di un sistema terrestre. Quando il bambino impara a camminare, a correre e a saltellare ecco che comincia a eseguire i primi ghirigori; la gioia che gli adulti mostrano davanti alle sue opere lo induce a produrne delle altre sempre più evolute. (Sarebbe bene non disegnare per lui per non condizionarlo con i nostri clichè fatti di casette e omini.)

Il bambino è seduto nel lettino, gorgheggia e chiacchiera. Un mattino d’un tratto lo si sente cantare la sua prima canzoncina, monotona e vibrante, quasi sempre snodata sulla scala pentatonica. Quando i genitori sono in grado di comprendere l’importanza di queste manifestazioni dell’anima, la gioia e l’attenzione che dimostrano darà le ali ai loro figli. Se per di più sono capaci di suonare il flauto, la lira, o addirittura il pianoforte, i piccoli si metteranno a ballare. Chi non ha mai visto con che entusiasmo lo fanno, non si rende conto della loro grande sensibilità per il ritmo. Al posto di giocattoli rumorosi diamo dunque loro un piccolo strumento a fiato fatto di argilla, o uno xilofono dal suono morbido e caldo. E’ anche il momento delle filastrocche, delle canzoncine, dei giochi e delle fiabe.

Non troppi oggetti

L’essenziale è non dare ai bambini troppe cose, e soprattutto non sempre e solo oggetti “finiti”.

Perché? Il nostro tempo si potrebbe definire l’epoca della “roba”; è tipico infatti dei processi industriali produrre un’infinità di cose pronte per l’uso, che vengono subito utilizzate per uno scopo ben preciso ma che non hanno nessuna durata. E’ anche tipico della natura dei bambini stancarsi in fretta di un giocattolo molto specifico, con un’unica possibilità di impiego.

Ecco un esempio pratico. Tre ragazzini dell’età di sette, dieci e dodici anni si trovarono, per forza di cose, a vivere per qualche tempo in una situazione per la quale erano a corto sia di giocattoli che di compagni di gioco. Avevano però a disposizione molto spazio all’aria aperta. Esaurito in breve tempo l’interesse per quei pochi giocattoli che avevano portato con sé, decisero di costruirsi un negozio: un ripostiglio divenne la bottega, due assi e un tavolo zoppo il banco, dei sassi rotondi furono le pagnotte, altri sassolini fagioli e lenticchie, una fila di scatolette vuote con tanto di etichetta conteneva le varie merci, mentre foglie di ogni genere erano l’insalata o gli spinaci; il tutto si pagava con foglietti variopinti al posto di soldi. Nella serra fecero anche un negozio di parrucchiere per signora e, a tutto questo, aggiunsero molti altri giochi, come nascondino, bandiera, la palla o altro, nei quali venivano coinvolti anche i grandi. I ragazzi non desideravano fare gite o passeggiate, volevano stare a casa e giocare. La mancanza di giocattoli aveva stimolato la loro inventiva.

La verità è che, con buona pace dei fabbricanti di giocattoli, per l’immaginazione dei bambini piccoli sarebbe meglio se crescessero in un ambiente dove non ci sono che barchette di corteccia, giocattoli e animali fatti di legno e bambole di pezza. Tale principio educativo in un paese industrializzato appare un’utopia e i genitori che si prefiggono di metterlo in pratica si accorgono ben presto che il loro programma viene sistematicamente intralciato da noni, zii, cugini e amici che, animati dalle migliori intenzioni, non mancano mai di portare giocattoli di plastica quando vengono in visita. Ci sono poi compagni di gioco più forniti che usano esibire con orgoglio l’ultimo dono ricevuto. E’ opportuno quindi che anche i genitori donino ogni tanto qualche bel giocattolo solido, scelto con cura e che non ponga troppi limiti alla fantasia.”

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Fonte:

Libro
“Educare alla libertà” Carlgren Frans – Klingborg Arne

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